lunedì 7 aprile 2014

Primo incontro sull'Europa


La campagna elettorale per le elezioni europee ha preso il via e anche le occasioni per incontrare i candidati.
Domenica sera, all’Isola, l’occasione per parlare di Europa e per approfondire alcune tematiche legate alle dinamiche economiche di cui molto si è letto sui giornali in questi anni, è stato un incontro organizzato dai Circoli PD I Maggio Isola-Zara e Prato-Bicocca, che ha visto come relatori Sergio Cofferati (Parlamentare Europeo uscente e ricandidato) e Franco Mirabelli (Senatore e membro della Commissione Politiche dell’Unione Europea).

Sergio Cofferati, in apertura del suo intervento, ha denunciato come le politiche di rigore di questi anni abbiano portato al disastro per i Paesi già duramente segnati dalla crisi economica e in particolare per la Grecia, dove le misure imposte dalla troika hanno lasciato un Paese distrutto e, per questo motivo è necessario ribaltare queste dinamiche.
Uno dei problemi principali, secondo Cofferati, è quello di riuscire a rimettere in moto i consumi e per farlo vi è la necessità di lasciare più risorse in tasca ai cittadini: “Vanno bene gli 80 € in busta paga per i lavoratori dipendenti annunciati dal Governo Renzi – ha affermato il parlamentare europeo - ma c’è bisogno che arrivino anche ai pensionati. E la Germania, che ha tirato le redini dell’Europa in questi anni, deve sapere che esporta moltissimo negli altri Paesi europei ma se nessuno può comprare anche se la sua economia va in crisi”.
Per questo, per Cofferati, è necessario “Cambiare i presupposti, alleandoci con i Paesi progressisti. È una novità importante che Schulz sia candidato Presidente e che venga votato dai cittadini ma è difficile che ottenga la maggioranza e, in ogni caso, poi se gli altri commissari sono delegati dai governi nazionali (che non sono votati dai cittadini), anche Schulz resterebbe prigioniero e non avrebbe agibilità politica”. “Oggi il Parlamento Europeo non ha potere legislativo. – ha ricordato Cofferati – Il potere legislativo è necessario se si vogliono cambiare le cose. In questi anni al Parlamento Europeo sono stati votati a larga maggioranza sia gli Eurobond che la tassa sulle transazioni finanziarie ma il Consiglio Europeo non ha voluto fare niente di tutto ciò. Al Parlamento Europeo arrivano anche proposte di legge di iniziativa popolare ma poi non sempre vengono portate avanti”.
Sul fronte elettorale, Cofferati ha segnalato che il PD ha compiuto la scelta giusta con l’ingresso nel PSE ma il problema, secondo il parlamentare europeo, è che “il PSE non esiste: è l’aggregato di partiti nazionali, invece, bisogna fare dei partiti europei veri perché molti problemi sorgono anche a causa delle contraddizioni interne alle famiglie politiche. La settimana prossima, ad esempio, al Parlamento Europeo si vota la Direttiva made in cioè la richiesta che sull’etichetta di un prodotto vi sia la tracciabilità del prodotto stesso, tutto il suo ciclo produttivo e non solo dove è avvenuto l’ultimo passaggio; tuttavia, anche su questo non c’è la maggioranza e non c’è un’idea comune neanche all’interno del centrosinistra”.
“Tutta la campagna elettorale, probabilmente, sarà puntata sul sì o il no all’Europa da parte degli schieramenti politici. – ha evidenziato Cofferati - In questi anni sono avvenute molte cose regressive in Europa e, a questo giro, rischia di essere maggioritaria la presenza dei nazionalisti e, se si crea un equilibrio di questo tipo, il lavoro all’interno delle Commissioni diventa più complesso, anche se poi in Aula si possono trovare convergenze più ampie”.
Secondo i sondaggi, il centrosinistra dovrebbe ottenere un maggior numero di parlamentari rispetto a quello attuale, più variegato è il mondo intorno ai Popolari ma sicuramente aumenterà la presenza delle forze politiche contrarie all’Unione Europea. “Lo stesso Tsipras - ha segnalato Cofferati - che in Italia piace tanto alla sinistra, in Grecia si esprime in modo nettamente contrario all’Unione Europea e la lista a suo sostegno ha dentro nomi che poi anche se votati dai cittadini non andranno al Parlamento Europeo e quindi rubano il consenso, esattamente come ha sempre fatto Berlusconi”.

Il senatore Franco Mirabelli ha ricordato che quelle del 25 maggio saranno elezioni decisive per il Parlamento Europeo perché, questa volta, anche in base al risultato elettorale che otterranno le forze antieuropeiste, si giocherà un pezzo significativo del futuro dei nostri Paesi e la possibilità di costruire un’Europa diversa da quella attuale. “Ci giochiamo la possibilità di andare a completare il processo di integrazione europea per un’Europa politica e sociale più vicina all’idea di Europa che abbiamo in mente e dobbiamo convincere innanzitutto noi stessi che ci sono le condizioni affinché l’UE cambi davvero e torni ad essere l’Europa dei cittadini e per i cittadini”, ha affermato il senatore PD.
“Abbiamo la consapevolezza del fatto che stiamo attraversando una fase in cui l’Europa viene vissuta dai cittadini come qualcosa di distante o peggio di negativo, come un orpello, un vincolo, come qualcosa che - in una fase di crisi - ha peggiorato le condizioni. Oggi, l’Europa è percepita come qualcosa che si occupa dei governi, dei bilanci, di finanza e si occupa poco dei cittadini. Su questo dobbiamo lavorare, sapendo che serve un’Europa più forte, anche perché sia più vicina ai cittadini”, ha sottolineato Mirabelli.
Venendo a commentare le vicende dell’attualità, il senatore ha evidenziato come la vicenda dell’Ucraina dimostri che serve più Europa non meno Europa, così come la vicenda ungherese ha dimostrato che l’Europa può essere lo strumento che può contrastare un ritorno preoccupante dei nazionalismi che hanno tratti autoritari, antidemocratici e addirittura razzisti.
“Tutto questo ci deve motivare a fare una campagna elettorale forte – ha insisto Mirabelli - per spiegare alle persone che l’Europa non è un vincolo o un danno e andrò fatto in una situazione difficile: lo vediamo nel nostro Paese che la crisi ha pesato molto, la credibilità delle istituzioni e della politica ha subito colpi pesantissimi e stiamo cercando di fare delle riforme per uscirne e ricostruire un rapporto con i cittadini per la tenuta della democrazia di questo Paese. Dall’altra parte del campo ci sono formazioni politiche che hanno già cominciato una campagna elettorale che sarà tutta giocata sul presentare l’Europa come la responsabile e il capro espiatorio di tutti i mali. La Lega questa operazione l’ha sempre fatta, fin da quando è nata e lo vediamo bene anche oggi con Maroni al governo di Regione Lombardia, dove il suo lavoro quotidiano non è quello di risolvere i problemi ma scaricare la colpa ad altri delle situazioni che non funzionano. Oggi, la scelta più semplice che la Lega ha è quella di dare la colpa all’Europa di ogni cosa negativa”.
“In tempi di crisi, purtroppo, continuano a prevalere le spinte a rinchiudersi, a costruire le fortezze in cui difendersi da qualunque cosa che è esterno e, quindi, anche da questo può nascere un sentimento antieuropeista. Il PD, invece, deve saper spiegare che chiusi nei nostri confini nazionali, oggi, abbiamo meno possibilità, i cittadini hanno meno possibilità e che l’Europa è già stata per noi una grande conquista”, ha ribadito Mirabelli.
Spiegando le ricadute delle scelte intraprese in sede europea sulla politica italiana, Mirabelli ha ricordato che “In questi mesi, in Commissione Politiche dell’Unione Europea al Senato, abbiamo discusso di cose che forse senza l’Europa non avremmo potuto affrontare. Hanno pesato, infatti, le Direttive europee sugli obiettivi che l’Europa ci ha dato per il rilancio delle politiche ambientali, sul rilancio delle politiche volte a costruire il risparmio energetico. Ha pesato l’Europa anche sul fatto che stiamo discutendo finalmente del dramma che vivono le persone nelle nostre carceri. L’Europa ha un ruolo importante sulle questioni concrete che noi viviamo anche se non vengono percepite. I fondi europei, ad esempio, lo stiamo dimostrando adesso, possono essere una straordinaria occasione per mettere in campo politiche occupazionali e politiche che ridiano anche speranza ai territori nel nostro Paese e lo vediamo sul piano dell’occupazione, grazie alle politiche adottate prima dal governo Letta e ora dal governo Renzi. Su questo dobbiamo avere un po’ più di consapevolezza perché l’idea che l’Europa sia solo il vincolo di bilancio, l’austerità ecc. è sbagliata oltre che controproducente”.
“Bisogna certamente cambiare, ci vuole un’Europa che proponga la crescita, però, questo Paese senza l’Europa avrebbe avuto lo stesso i suoi problemi. – ha segnalato l’esponente democratico - Il debito pubblico italiano era un problema lo stesso anche senza l’Europa e ci sarebbe stato ugualmente anche il problema di come rientrare. Dopo le elezioni, l’Italia presiederà la comunità europea e su questo ci si sta preparando, sapendo che nell’agenda del semestre italiano ci sono cose molto importanti e anche queste possono dare il senso dell’essenzialità dell’Europa”.
Uno dei temi da affrontare, secondo Mirabelli, sarà quello della rappresentanza delle istituzioni europee perché oggi c’è un Parlamento Europeo eletto direttamente dai cittadini che però ha poteri molto limitati che vanno ampliati e poi c’è una Commissione formata dai governi dei singoli Paesi che di fatto decide tutto e, quindi, la rappresentanza dei cittadini ha uno spazio limitato rispetto alle decisioni e alle scelte.
Due temi importanti che Mirabelli ha sottolineato come sia importante che vengano affrontati a livello europeo sono quelli dell’immigrazione e della lotta alla criminalità organizzata.
“Se affrontiamo la situazione dell’immigrazione da soli non riusciamo ad ottenere alcun risultato: è necessaria una politica europea e su questo dovremo lavorare perché non è affatto scontato. In questi mesi, ad esempio, abbiamo verificato che per i Paesi del Nord Europa non esiste il problema della gestione dei profughi e delle ondate migratorie, anzi pensano che i barconi affondano per colpa nostra e non perché c’è un fenomeno imponente, che questa estate rischia di essere ancora peggiore”, ha spiegato Mirabelli.
Per quanto riguarda la lotta alla criminalità organizzata, il senatore ha segnalato che in Italia abbiamo norme che mira a combattere la criminalità organizzata intervenendo sui patrimoni, con la confisca dei beni appena parte il procedimento penale, senza aspettare la condanna. “Se questa cosa la fa solo l’Italia o pochi Paesi e non c’è un regolamento comune a tutti, ai criminali è sufficiente spostare il proprio patrimonio dove queste regole non vigono e la criminalità organizzata ha risolto il problema del riciclare i propri guadagni senza incorrere nel rischio della confisca. Su questo tema è intervenuta la Direttiva approvata recentemente dal Parlamento Europeo ma ora devono essere i governi dei singoli Paesi ad applicarla”, ha concluso Mirabelli.
In conclusione del suo intervento, il senatore Mirabelli ha sottolineato che “L’Europa è ancora vista come un’opportunità per molti Paesi: ci sono tanti Stati che chiedono di entrare nell’UE. Anche noi dobbiamo tornare a vedere l’Europa come un’opportunità.
Negli ultimi anni abbiamo percepito l’Europa come quella che ci ha messo le tasse ma non è vero. Il nostro debito pubblico non dipendeva dall’Europa. Gli ultimi governi hanno descritto l’Europa come una cosa negativa, che ci ha dettato delle regole oppressive e invece noi dobbiamo spiegare le cose buone fatte dall’Europa per noi (ad esempio il tema dei diritti civili e umani)”.

Rispondendo alle domande del pubblico presente, invece, Cofferati ha ribadito che “Non bisogna sottovalutare le insidie dei nazionalismi ma ogni Paese fa a sé e ciò che è avvenuto in Francia non è uguale a ciò che avviene in altri Stati dell’UE”.
Il punto, secondo Cofferati è che oggi “Noi abbiamo bisogno dell’Europa. Serve un cambio del Trattato per rilanciarla. L’Europa non è il sogno delle generazioni che ci hanno preceduto ma il luogo in cui costruire il futuro per le generazioni che verranno. Molte cose che sono state faticosamente costruite oggi vengono date per scontate ma non le sono affatto e anzi ultimamente sono anche state messe in discussione, come ad esempio Schengen. Oggi si vogliono porre nuovi limiti anche alle frontiere. – ha segnalato il parlamentare europeo - I provvedimenti del governo inglese di fatto rimettono in discussione Schengen perché vietano la circolazione a romeni e bulgari che sono cittadini europei”.
“Oggi non c’è più il sogno dell’Europa perché la gente sta male ma noi con l’euro ci abbiamo guadagnato fino al 2008. – ha sottolineato Cofferati - Ora andiamo a votare dopo anni di crisi sulle spalle e dobbiamo porre l’obiettivo della crescita. Se negli Stati Uniti negli anni ’20 non ci fosse stato Keynes probabilmente gli U.S.A. non avrebbero superato la crisi e oggi non sarebbero così forti come li vediamo”.
“Crescita e sviluppo servono per creare nuova occupazione mentre oggi cala anche quella che c’è”, ha affermato Cofferati, segnalando che i cassintegrati di oggi probabilmente non rientreranno più al lavoro ma quando finirà la cassa integrazione resteranno disoccupati.
“Servono politiche industriali: l’Europa ha perso molto in manifattura mentre Obama sta spendendo soldi per rilanciarla negli Stati Uniti. Il terziario serve se c’è la produzione, altrimenti i servizi da soli non servono a niente e noi siamo rimasti indietro in alcuni settori”, ha denunciato il parlamentare europeo, ponendo il problema del lavoro e della dignità dei lavoratori: “Quando l’economia va male non solo si perde il lavoro ma si perdono anche i diritti. In Europa, che è la culla del welfare, sono arretrate anche le protezioni sociali. È necessario rilanciare l’idea del sogno dell’Europa e dei diritti”. Per questo, il candidato del PD ha detto di aver scelto come parole chiavi per la sua campagna elettorale “futuro, diritti e lavoro”.


L'Europa che vogliamo - Incontro con Cofferati e Mirabelli - 06 aprile 2014